Jacques Palumbo

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Oeuvres / Les Cosmogonies / Cosmogonies, Brescia 1989


Arte come favola,
come gesto sospeso,
come calcolo


FAUSTO LORENZI


Giornale di Brescia, 24 dicembre 1989


Jacques Palumbo (1939, canadese di Montreal alla sua prima personale in Italia) sembra bandire sia le macerazioni da stilita di Icaro che le abbuffate da, paese dei balocchi dil Alinari: lui si affida alla geometria del computer procedendo per formule combinatorie alla ricerca di una logica per Io sviluppo del «discorso» dei colori e dei segni secondo uno stile tecnologico.

Éra Il sogno di Klee, una pittura non più solo arte del1o spazio ma anche del dive-nire. Jacques Palumbo, che presenta una sua ricerca sulla «dualità» alla galleria Sincron di via Agostino Gallo, affida al computer la definizione di uno spazio che nelle sua scansione ritmica e nelle relazioni di timbri di colore giammai uguali traduca senso del divenire. Sono immagini ad estensione potezialmente infinita. costruite sulle unità elementari del discorso, la linea rette ed i colori primari. All'origine dunque stanno Malevic e Mondrian, la metafisica del colore del primo e le «relazioni equilibrate» del secondo.

In partenza l'operazione è di geometria analitica: e infatti Palumbo ha anche collaborato col centro di calcolo dell'Università di Montreale per calibrare l'intensità di segno e di colore delle sue strutture visive minimale. Lavora col personal computer alla ricerca di valori strutturali, di modelli matematici nella percezione visiva della continuità, e col densitometro elettronico per selezionare tonalità in ogni gamma di colore.

Ma la regola, la perfezione tecnica si affida ancora al mano artigianale, nella traduzione su carta del modello e soprattutto si affida all’emozione, all'irregolarità vitalistica, quando è ancora l'intuizione sensoriale ad indicare l'equilibrio di un processo evolutivo di accostamenti e separazioni di spazi colorati determinato anci da leggi di casualità e di selezione.

La bellezza esiste nella mente umana, non è una qualità delle cose stesse, altrimenti basterebbe mettere in cornice un prodotto tecnico seriale, ancorchè prodotto in infinite variazioni combinatorie. Palumbo ondeggia tra un eccesso di cerebralismo ed un risultato di piacevole decorazione in sospeso tra l’artistico e l’estetico.





































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