Jacques Palumbo

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Oeuvres / Les Cosmogonies / Cosmogonies, Brescia 1989


Dualità


GIANGUIDO FUCITO


Prefazione del catalogo della mostra Dualità
alla galleria Sincron di Brescia



L'arte di Jacques Palumbo, razionale ed in armonia con il mondo tecnologico d'oggi, inizia con il verificare il nostro comportamento verso l'eterno presente, la festa ed il gioco, ed esplora uno spazio virtuale di forme praticamente inesauribili.

Palumbo che ha rotto, per cosìdire, con la produzione di quadri sin dal 1970, pensa al colore, allo spazio, al tempo, alle misure, alle scansioni e procede per numeri, formule ed elaborazioni combinatorie delle stesse in cui l'intuizione rivela la scelta definitiva dell'immagine.

Anch'egli, come molto altri nella storia dell'arte e della scienza, avvertì l'impellente necessità di creare una sintassi personale di un linguaggio pittorico, facendo appello al campo più sintattico possibile, quello matematico. Infatti egli trova nell'economia la base concettuale per lo sviluppo del l'opera, attraverso schemi e giochi di spazi passa dall'immagine-numero all'immagine-concetto.

Opere limpide, immediate, che rivelano attinenza ad un mondo tecnologico fortemente oggettivo in cui gli spazi colorati, che si raggruppano o si separano, tendono a simulare una dinamicità regolare, da meccanismo inarrestabile. Ogni forma geometrica conquista il proprio ritmo dall'interno, per accostamento o separazione, mutando, ma lasciando che la metamorfosi sia letta anche corne forza meccanica.

Un'esperienza che ci ricollega nell'azione e nello spirito, al gruppo napoletano Geometria e Ricerca del 1976 ed a quello di Arte Concreta (1950-55), Barisani, Tatafiore, De Fusco e Venditti, che in quegli anni volle liberarsi dal peso di una tradizione naturalistica. L'impegno, allora, rappresentô una risposta immediata al bisogno di libertà individuale dell'artista e all'esigenza di ricominciare tutto daccapo. Fù ed è ancora una proposta intesa ad indagare e a riflettere sull'arte e sul suo linguaggio espressivo; uno sperimentalismo attento soprattutto ai problerni di linguaggio e di metalinguaggio.

Jacques Palumbo è arrivato alla matematica ed al personal computer per soddisfare il bisogno di razionalizzare un discorso sulla percezione delle continuità ed ha finitc, con l'usare le trasformazioni geometriche elementari per meglio creare opere in fieri condotte attraverso l'impiego di figure ripetute.

Il discorso sull'immutabilità, sulle costanti, sulle dualità, sulle variazioni programmate, diventa per Palumbo un discorso sull'arte, sulla riconoscibilità, sulla lettura e sull'interpretazione.

Lucio Fontana, ad esempio, affermava che lo spazio non è solo ciò che si vede, bens'i tutto ciò che è possibile vedere. Spazio e tempo in Palumbo invece, scivolano dentro l'identica illusione, ogni punto di osservazione risulta essere il luogo di una disciplina visiva. Il colore assolve alla funzione strutturale di sostenere il peso dello spazio e nello stesso tempo si dissolve dentro lo schema prestabilito. Il calcolo permette una pittura strutturata spazialmente ed i colori, malgrado il loro rigido inquadramento rivelano la volontà dell'artista di elevarli, ugualmente alla luce, a storia di meditazione. L'esercizio del calcolo evidentemente corregge l'emozione per mostrare quello che è come realmente è.

La mostra costituisce un avvincente itinerario d'arte e scienza in un'organizzazione spaziale chiusa che si indirizza ad una sintesi di geometrica freddezza, ma di raffinata sensibilità.

Gianguido Fucito,

Direttore Galleria Esperanza, Montreale, Canada

Montreale, 1 ottobre 1989





































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